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Valle d'Itria

Situata nel cuore di quella parte dell'altopiano della Murgia che prende il nome di Murgia dei Trulli, la Valle d'Itria rappresenta un unicum ambientale e culturale che ha suscitato nei viaggiatori descrizioni spesso iperboliche

La Valle d’Itria è la valle dei trulli, costruzioni a secco dalla forma conica e fiabesca. La tipica copertura a cono, che poggia su possenti basamenti, è formata da tre strati. Dall’interno verso l’esterno, si succedono blocchi di calcare squadrati, pietre irregolari e coperture a chiancarelle. In alcuni casi il cono presenta simboli disegnati a calce, spesso a fine religioso o propiziatorio. E la calce bianca ricopre parte dell’abitazione: per motivi estetici, per igiene e per ottenere una maggiore diffusione della luce all’interno. In cima al trullo c’è anche spazio per un vezzo proteso nel cielo: il pinnacolo. Intorno all’abitazione, poi, possono trovarsi cisterne per l’acqua, neviere, il palmento, il forno, l’aia e i depositi per cibo ed attrezzi. In genere, ad ogni cono o gruppo di coni corrispondeva un’azienda familiare, all’interno di una struttura fondiaria frammentata e caratterizzata da una produzione di sussistenza.

Veri e propri centri di produzione rurale rivolti al mercato, le masserie rilevano invece un’organizzazione più complessa, basata sulla ricchezza proveniente da boschi, bestiame e terreni agricoli. Eleganti edifici centrali dall’aspetto sobrio e severo, comprendevano l’abitazione del proprietario o del massaro; intorno, poi, sorgevano casolari o trulli adibiti ad alloggi, depositi o stalle. E molto spesso in una chiesetta c’era spazio, anche, per la cura delle anime.

Il nome di "Valle d'Itria" probabilmente deriva dal culto orientale di monaci basiliani della Madonna Odegitria (per noi Santa Maria d'Itria o d'Idria) protettrice dei viandanti, i quali disseminando la Puglia di insediamenti rupestri fondarono nella vallata, sfruttando un ricovero naturale, un sito monastico dove fu trovato un affresco raffigurante la Madonna Odegitria. Esigue, sono le tracce archeologiche del sito, come anche quelle documentali, fatta eccezione per alcune notizie riportate nell'opera, "Istoria Cronologica di Martina", di Isidoro Chirulli. Oggi il sito consta di un Convento dei Cappuccini, con l'annessa e omonima Chiesa e un attiguo "Villaggio del Fanciullo" (realizzato per volere del Dott. Alfonso Motolese).
Impreziosiscono il paesaggio della Valle d'Itria le antichissime chiese di San Donato e della Provvidenza, piccola chiesa diruta, risalente al 1561 (a quella epoca, denominata "Santo Antonio seu de Padua") che fu restaurata grazie ai contributi dei fedeli e dedicata a Santa Maria della Provvidenza, dalla fine del sec. XVII.

L'ambiente agrario, che interessa parte della valle d'Itria è stato modellato dai braccianti divenuti proprietari nel secolo scorso grazie a particolari condizioni socio-politiche. A loro il merito di aver trasformato una natura arida e rocciosa in zona fertile.
Fra le principali colture la viticoltura occupa una posizione di primo piano, che alla fine del '900 sfiorava addirittura una superficie pari al 48% di quella agraria. Seguirono gli anni della gravissima infezione della filossera, che annientò tutte le viti pugliesi con danni inestimabili. Negli anni successivi fu impiantata la nuova vite. Tra le coltivazioni di cereali prevalgono: il grano tenero, l'orzo l'avena e il foraggio, tra le leguminose locali sono diffuse le fave, fagioli, ceci, piselli e lupini. Fra le specie legnose si segnalano il mandorlo, il ciliegio ma sopratutto l'ulivo da cui si ricava un ottimo olio.
Rilevanza storica ha rivestito una pianta arborea: il fico, che ha svolto nell'alimentazione un ruolo di primaria importanza. Tra le sue molteplici varietà si segnalano il Dottato e il Brociotto, bianco o scuro.
La flora del territorio della Valle d'Itria è caratterizzata dal fragno, varietà quercina che cresce maestosa e spontanea in boschetti puri o misti con la roverella o con il leccio.
Tra specie arboree spontanee sono presenti il perastro il corbezzolo, le amarene selvatiche, l'edera. Le erbe spontanee crescono un pò dappertutto: la ciucuredde, la avena fatua, il pungitopo, l'asparago selvatico, il lampagione, la parietaria, l'ortica, l'origano, la malva e la salvia.
L'ambiente naturale è soggetto alla drastica diminuzione delle aree boschive a favore delle aree coltivate.

I paesi che più rappresentano la Valle d'Itria sono Locorotondo, Martina Franca, Cisternino e Alberobello, le cui descrizioni in particolare sono esposte alla pagina LOCALITA'.

Percorrendo i sentieri più nascosti che collegano i centri della Valle d’Itria si incontrano varie contrade nella Provincia di Bari e di Brindisi. Non distante da Alberobello, si trova la Contrada Monte del sale con un villaggio di trulli ormai abbandonato immerso in un’incantevole paesaggio. Pochi chilometri e si arriva alla Contrada Marziolla, a Locorotondo, con muretti a secco che delimitano boschi, specchie e casolari di pietre, con un trullo solitario, antico circa cinquecento anni. In una posizione centrale nella Valle d’Itria si trova la Contrada Figazzano che ospita un caratteristico presepe vivente durante le feste natalizie. 

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