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u tridde
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U TRIDDE

Caso raro nella gastronomia locale, sembra appartenere alla opulenta cucina borghese di qualche tempo fa, almeno per due ottime ragioni: la ricchezza degli ingredienti e le particolari ricorrenze nella quale la pietanza veniva preparata.

Il Triddo, altrimenti detto Maltrito è una pasta casalinga frutto di una preparazione lunga e meticolosa. Con della semola di grano duro si impastano alcune uova intere, e alcune generose cucchiaiate di pecorino locale (per chi non lo gradisce, parmigiano) grattugiato, si aggiunge una copiosa manciata di prezzemolo tritato finemente, sale quanto occorre. La pasta va lavorata lentamente, senza aggiungere acqua e dovrebbe risultare morbida ma consistente, quindi con un jalanère (specie di matterello) tirate una sottile e porosa sfoglia. Lasciata ad asciugare per qualche tempo, con molta pazienza si staccano dalla sfoglia minuscoli e difformi pezzettini che verranno fatti asciugare un altro po' di tempo e quindi cucinati normalmente, infine conditi con del buon brodo di tacchina caldo e spolverati con del formaggio grattugiato.

In passato, questa singolare pietanza, veniva consumata in determinate occasioni; tristi, allegre, sacre: il Natale, la Pasqua ma specialmente, secondo le testimonianze dei più anziani, il triddo, per la sua sostanziosa delicatezza, era particolarmente indicato per il quinzo (dal latino conso, consolatio: il frugale pasto offerto da amici o conoscenti agli affranti parenti del defunto). Ma vi erano anche occasioni allegre per preparare il tríddo: certa sembra essere l'antica usanza di offrire alla puerpera, dopo un recente e felice parto, un piatto della squisita e delicata pietanza condita però con il brodo di due colombi donati generosamente dalla madrina del nascituro.

Ricetta reperita dal sito: www.comune.locorotondo.ba.it